alla corte di Svenonius

santo cielo. Ian Svenonius. Ian che? Svenonius, il padre viene dalla Svezia, sì me l’ha detto lui, però invece di assomigliare a uno svedese è un misto fra Ben Stiller, Nick Cave e Jon Spencer. Macché, di più, sì ma io dicevo di faccia, sì di faccia sì. perché quando si muove c’ha il passo di James Brown, sì ti ricordi nei Blues Brothers quando James Brown fa il reverendo r&b, uguale, però immaginatelo assatanato quanto Mick Jagger, leggero quanto la italo-disco e acuto quanto Prince. che strilli, santo cielo. quest’uomo è una macchietta, in senso buono intendo, dì piuttosto che è una caricatura, sì è vero, allora è la caricatura di diecimila caratteristiche di frontmen della storia del rock, le sussume, le tiene insieme con una personalità che ti tiene gli occhi incollati al suo corpo che balla, si nasconde e si contorce, e che striscia il mocassino. come fossi davanti alla vetrina scura di un sexy shop: sai che ci sono cose che vorresti vedere dentro, e sai già anche quali sono, e quel panno nero di velluto davanti alla vetrina ti dice già un sacco di cose senza dirne affatto. come Svenonius. resti di sorpresa divertito. Come quando nei film c’è Jack Black che suona la chitarra e impersona prima Pete Townshend, poi Keith Richards, poi fa Buddy Holly e poi fa il metal e poi altri. si vedono le mosse, ma Jack Black è un tipo, che le fa sue e si prende in giro per il fatto che le fa. Svenonius di più, perché è più chic, e c’ha 10volte la classe di Jack Black, e 2/3 dell’ironia.
con il progetto Publicist di Sebastian Thomson, Svenonius era stasera al clandestino. lun 02 mar 09, quasi mar 03 mar 09.
Ian Svenonius, già The Make-Up, già Weird War, oggi anche Chain and the Gang.
Filed under: live music | Leave a Comment
Tags: clandestino, faenza






No Responses Yet to “alla corte di Svenonius”