una giornata di punture sulla pelle, quella di quest’oggi.
punture inaspettate, che si accettano perché non si può fare altrimenti, ma con una buona dose di risentimento. “almeno posso dirlo sulla siepe”, mi sono detta. non sarà una grande consolazione, ma quanto meno posso dire la mia.
Non sono brava a scrivere di denunce e di critiche sociali così reali e consistenti, dunque spero mi sia riservata una scusa, nei casi in cui mi faccia prendere da un eccesso di rabbia e in cui la terminologia utilizzata non sia la più appropriata per parlare di Unità Sanitaria Locale = USL.
Quattro anni fa il nostro ospedale fece spazio ad un medico cittadino che vantava una specializzazione importante in diabetologia, una costanza decisiva negli aggiornamenti, una rete di contatti nazionali e partecipazioni a conferenze e studi di ricerca, unite ad una determinazione palpabile alla cura del paziente, anche quello più a rischio, com’era mio padre.
com’è facile pensare, un personaggio così è risultato immediatamente scomodo ai medici “vari ed eventuali” che – dimentichi della loro laurea in medicina ottenuta grazie alla mancanza di lungimiranza e buon senso nel post-68 – devono raggiungere l’età pensionabile esercitando la professione. come potrebbero sopravvivere, costoro, se esistesse un regime di meritocrazia dove la loro competenza e il grado di soddisfazione (inteso salute) del paziente fossero fattori determinanti all’ottenimento o alla perdita del posto di lavoro?
bene, fatto vuole che i peggiori – essendo la maggioranza – si coalizzano e operano a sfavore non solo dei migliori ma anche e soprattutto a danno dei pazienti.
il Dottore è stato messo spalle al muro con trucchi zingareschi e costretto a lasciare il suo ambulatorio e la sua professione all’interno del servizio pubblico, per accettare una posizione – migliore e più prestigiosa – in una struttura privata a Cesena.
Peccato che lui, a tutti i suoi pazienti, ci tenesse molto. Peccato che i suoi pazienti si fossero abituati, in questi ultimi 4 anni, ad avere a che fare un dottore competente, responsabile, di fiducia, disponibile e schietto.
Ora, non voglio raccontare la solita storia di ingiustizie sociali fra buoni vs. cattivi, sicuramente è tutto molto più complicato e stratificato. ciò che resta, però, sono le evidenze: cioè il trasferimento di un ottimo medico dal settore pubblico al settore privato. penso che le conseguenze parlino da sé.
ps. dopo questa buona nuova mi dirigo verso l’ufficio per ritirare i presidi medici, chiedo una nuova penna ricaricabile per l’insulina e mi sento rispondere che la devono ordinare perché ora, gli altri medici, prescrivono solo quelle usa e getta. Guardo storto l’infermiera e le dico “bel business quello del monouso, eh?”. Lei si è morsicata la lingua, ma so che avrebbe voluto rispondere “e il dottore va in vacanza alle maldive”
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