ho appena pensato ad una cosa, che a dire la verità mi spaventa.
senza fare troppi panegirici, ultimamente mi sono resa conto di quanto si stiano creando vortici fra le persone. parlo di me, dei miei amici, del modo di comunicare, di trovare stimoli diversi e quindi costruire interpretazioni diverse sul vissuto. vedo un piccolo vortice, a forma di “V”, fra un corpo stilizzato e quell’altro. e, per paradosso, più si è fisicamente vicini (di casa, di quartiere, città) e più alle volte è difficile scavalcare la V e abbassare il ponte mobile sul quale – in reciproca concordanza – condividere interessi.
alto un passo: non sto dicendo che l’amicizia sia solo questo, ci mancherebbe. ci sono tantissimi altri livelli di condivisione, a partire dall’esperienza, insostituibile. penso che però a livello delle passioni e degli interessi, il vortice stia trovando terreno per scavare a fondo.
mi spiego.
l’offerta musicale è infinita, per non parlare di quella televisiva (sit com, serie tv, etc.) e di quella informativa. è banale, ma con internet e il file sharing le cose da testare e fra le quali scegliere si sono moltiplicate così tante volte da creare seri problemi di comunicazione nella realtà quotidiana. esempio: un giorno sì uno no sento un amico che ha scoperto una nuova sit com divertentissima che devo assolutamente scaricare (pur consapevole del fatto che io NON scarico), poi arriva quell’altro che la conosce e i due cominciano a parlare per ore sulla gag x e la gag y, cose che assolutamente io non posso capire e che non voglio neanche capire, poiché lo sforzo cognitivo per immaginarmi la scenetta, figurarmi i protagonisti, memorizzare le battute e compagnia diventa troppo alto e non ne vale la pena. giustamente.
ciò che voglio dire, però, è che ho l’impressione che l’offerta stia diventando talmente incontenibile e cangiante che si correrà il rischio che in un gruppo di amici – per lo più basato su contiguità fisica e interessi simili – ecco, ognuno parli con se stesso della propria “nuova cosa fighissima”, riuscendo al massimo a condividerla con uno o due, finendo per approfondire il vortice fra sé e gli altri. già frequentiamo regolarmente forum online per cercare persone con cui condividere una passione specifica, ma temo che il tempo passato online (e io sono l’ultima che deve parlare) sarà sempre maggiore, a discapito di scambi preziosi e (a volte) maggiormente gratificanti con corpi in carne ed ossa.
ma il peggio arriva, forse, nel caso in cui la solitudine fisica e la condivisione virtuale/globale portassero ad una costruzione falsata dei modelli reali e a interpretazioni sul vissuto talmente personali e proprie che potrebbero essere in grado di inibire il contatto con gli altri-vicino-a-me. in uno scenario di questo tipo, molte cose perderebbero di senso, a partire dalla politica, la sociologia (quale società?), la pubblicità. su uno scenario (a prima vista surreale) di questo tipo, innanzitutto la democrazia andrebbe a farsi fottere, e poi sarebbe figo scriverci una storia, perché potrebbe nascondere centomila risvolti.
sono ragionamenti banali, che oggi sono triti e ritriti, ma fino ad ora non l’avevo ancora provata sulla pelle, quella netta sensazione di trovarmi a GB-luce di distanza da persone fisicamente molto prossime.
è un’arma a doppio taglio, il web. fino a un pò di tempo fa ci si incontrava con gli amici del quartiere o del paese e, se non si occupava il tempo pianificando scherzi malefici, si parlava di donne, bagianate, tv (programmi dati), musica (cd dati), e cose varie ed eventuali, ritrovandosi comunque a condividere un certo tipo di esperienza e alcuni valori di base.
oggi mi trovo impegnata a consumare e consumare GB a più non posso, per la sola esigenza di sentirmi al passo e all’altezza di avere cose in comune con gli altri. poi cedo e scopro di non esserne davvero interessata, quindi me ne frego e penso alle circostanze del momento, che se qualcuno mi vuole bene, può abbassare la sua parte di ponte mobile e condividerla con me. ohibò.
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ehi. io non sarei così netta. ho riflettuto e scritto molto su questi argomenti. la prima cosa che mi verrebbe da dire è che non esiste contrapposizione tra web e vita, semplicemente il web fa parte della vita, ormai. quello che semmai ci lascia perplessi, ci stranisce, che a volte ci sfugge è come le nuove tecnologie stiano cambiando il nostro modo di usare il tempo, di relazionarci, di acquisire informazioni… non comprendiamo appieno la portata del cambiamento in atto e questo ci mette un po’ in difficoltà.
però la forza sta nel riuscire a utilizzare ciò che ci può servire, ciò che ci interessa senza rimanerci sotto: la rete è pur sempre un mezzo e nel momento in cui ci relazioniamo a qualche contenuto (testo, audio, video, foto…) dobbiamo pensare che dall’altra parte, dietro alla macchina, c’è un essere umano.
certo, c’è un rischio, quello di chiudersi tra mura (più o meno virtuali) che ci rassicurano, in cui sentiamo solo voci con cui siamo d’accordo, musica che ci piace, in cui tutto ciò che abbiamo di fronte soddisfa i nostri gusti per come erano e non per come si evolvono. lasciare fuori tutto ciò che genera negatività e conflitto è un rischio, senza dubbio. ne scrivevo un paio di anni fa, quando era uscita la parola “egocasting” (leggi qua): ognuno il proprio canale chiuso agli altri.
però se guardi, vedi che in rete vince anche la condivisione, la messa in comune, la folksonomy, la mescolanza: ovvero un livello in più di scambio.
a me capita di passare tempo e condividere cose online con amici che vivono lontano come capita che quando vedo qualcuno dal vivo davanti a una bottiglia di vino si parli di rete e nuove tecnologie. l’importante è non creare una dicotomia. l’importante è anche non imporsi GB di contenuti quando non ci interessano. al passo con i tempi ci si riesce a stare lo stesso. ma avere la possibilità di leggere il guardian al posto di repubblica (per fare un solo esempio) è un valore aggiunto, una potenzialità a cui non voglio rinunciare e che mi arricchisce come persona.
poi c’è il cazzeggio, il social networking, un sacco di cose… (dai una letta qua)
e ce ne sarebbe ancora un sacco, eh…
abbracci.
Complimenti per l’analisi, secondo me corretta e “a lama”.
Il nome del gioco? “Dividi et impera”…
@ Roberto: GRAZIE del commento!
leggendo il tuo vecchio articolo linkato sull’egocasting…
- sì sono d’accordo su i due lati della medaglia: il rischio “dell’autismo solipsistico”, e – tuttavia “dall’altra troviamo comunità che attorno a idee e possibilità” – ti cito. e qui mi hai portato l’esempio calzante dello “scambio casa” o del “couchsurfing”, di cui sono viva sostenitrice (per la cronaca, ne ha scritto anche Il Sole 24ore). e infatti non intendo separare vita e web, certo il web è vita, se no tutto il tempo che ci passo cosa sarebbe? devo però pensare che vivo in una città che non è una metropoli e mi spaventa l’idea di potermi sentirmi “distante” dalle persone che frequento a causa di GB riempiti in modo diverso. non vorrei che il diffondersi di soli contenuti “pull” (efficace la distinzione pull e push!) trasformasse la vita locale a cui non ci si può/vuole sottrarre in una mera cronaca dei propri interessi, a discapito di una riflessione sui contenuti “push” che ci sono stati dati.
la palla rimbalza nel campo “glocal”, qui, là, sul web.
(facebook, insieme a tupalo, mi pare l più glocal di tutti perché ti fa incontrare più gente di faenza di quanta non ne conoscessi prima.)
abbracciatone da qua