Duchess Says, 1° maggio, Clandestino, Faenza

Whooo, anestetizzante, senza mezzi termini.

Un concerto che ti lascia senza fiato: lei – la cantante/performer dei The Duchess Says – è una vera rock star, che ti prende e ti fa assistere in diretta al delirio della band. Che botta. Tutto sommato un gruppo che fa muovere il culo anche su passaggi math rock sfidando l’attitudine punk. È lei che fa la differenza. Come Mike Patton in tutti i suoi progetti. Ma lei è una donna, quindi ancora di più: perché è teatrale, perché attrae il pubblico e non se lo scolla, perché fissa lo sguardo su punti nel vuoto che sembra ti stia facendo la gastroscopia, mentre tu te ne infischi. Non c’è che dire, fra il Clandestino e Rock Fm non c’è paragone.


Leaf Label Night w/Essie Jain & Nancy Elizabeth, 28 aprile, Clandestino, Faenza

I’m sorry Nancy, Essie mi ha emozionato di più.
Nonostante Nancy suonasse meglio tastiera e chitarra, avesse più cura delle armonie e interpretasse meglio le dinamiche, Essie è lieve, luminosa e leggera.
I capelli, lunghi di un biondo antico, le scarpe, di tela e paglia dagli anni che furono; le calze marroni e un golfino rosa. Un viso che non è solo di donna fanciulla, ma di donna fanciulla di esperienza.
Una voce senza tempo, presente ed elegante, muove linee melodiche minimali accompagnate da ritmi ninna-nanna alla chitarra o alla tastiera.
Lei è Essie, colei che alza il busto verso l’alto mentre suona seduta, colei che sfiora la melanconia senza toccarla, colei che tiene il tempo sollevando la pianta e il tacco del piede. Levità e semplice grazia.



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